domenica 4 gennaio 2015

Fondo di garanzia Pmi

Vademecum


Fonte: http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/vademecum.html

Cos'è. Si tratta di un fondo istituito al ministero dello Sviluppo Economico dedicato alle piccole e medie imprese, da utilizzare come garanzia per la concessione di finanziamenti da parte delle banche. Quindi un'azienda che, per esempio, necessita di un prestito può chiederlo alla banca ponendo come garanzia il fondo.
Il Gestore del fondo è rappresentato da 5 istituti bancari che si sono aggiudicati la gara (bando pubblicato in G.U.R.I. 5^ serie speciale n. 107 del 15 settembre 2010): Mediocredito Centrale Spa (Capogruppo mandataria), Artigiancassa S.p.a. (mandante), MPS Capital Service Banca per le imprese spa (mandante), Mediocredito Italiano spa (mandante), Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane spa (mandante).
Le banche. Il vantaggio non è solo per l'imprenditore - che non è costretto a fare ipoteche o fidejussioni e mettere a rischio il suo patrimonio personale - ma anche per la banca, perché con la garanzia del fondo il rischio, relativamente alla quota garantita, è zero. Se l'imprenditore fosse insolvente, l'istituto può farsi risarcire dal Fondo Centrale di Garanzia e, in caso di eventuale esaurimento, direttamente dallo Stato.
Le imprese. Rivolgendosi al Fondo Centrale di Garanzia, le aziende non ricevono contributi diretti, ma può ottenere finanziamenti senza garanzie aggiuntive sugli importi garantiti dal Fondo. La garanzia pubblica si sostituisce, in pratica, alle costose garanzie normalmente richieste per ottenere un finanziamento.
Il Fondo di garanzia, comunque, non interviene direttamente nel rapporto Banca/Impresa e quindi tassi di interesse, condizioni di rimborso, eventuale richiesta di garanzie aggiuntive sulla parte non coperta dal Fondo ecc., sono stabiliti attraverso la libera contrattazione tra banche e imprese. La normativa relativa all'intervento del Fondo non detta, infatti, alcuna indicazione in proposito sebbene l'intervento del Fondo, abbattendo il rischio della Banca, consente l'applicazione di condizioni di maggior favore.

A chi rivolgersi
L'impresa non può inoltrare la domanda direttamente al Fondo. Deve rivolgersi a una banca (quella a cui chiederà il finanziamento) chiedendo di volersi avvalere del fondo di garanzia per le pmi. Toccherà alla banca occuparsi della domanda e interfacciarsi col ministero.
Dal momento in cui la banca completa il modulo di richiesta, a norma di legge sono previsti 2 mesi per ottenere la risposta. Per prassi, trascorrono fra le 2 e le 3 settimane.
L'impresa può anche rivolgersi a un Confidi che garantisce l'operazione in prima istanza mentre richiede la controgaranzia al Fondo centrale.
Tutte le banche sono abilitate a presentare le domande, mentre occorre rivolgersi ad un Confidi accreditato (ecco l'elenco).
Quali operazioni garantisce e in che misura?
L'intervento è concesso fino a un massimo dell'80% del finanziamento, su tutti i tipi di operazioni sia a breve che a medio-lungo termine, tanto per liquidità quanto per investimenti. Il massimo che il Fondo garantisce per ogni azienda è di 2,5 milioni di euro e può essere utilizzato anche per più operazioni. Il limite è riferito all'importo garantito, mentre per il finanziamento nel suo complesso non è previsto un tetto massimo.
Può essere garantita qualsiasi tipo di operazione, purché direttamente finalizzata all'attività d'impresa, sia a breve sia a medio-lungo termine, con pochissime eccezioni.
Non sono garantibili finanziamenti all'export, fidejussioni a garanzia di esecuzioni di lavori, pagamenti di tasse e contributi, finanziamenti erogati da enti pubblici o comunque con provvista pubblica, l'investimento per automezzi nel caso di imprese del settore autotrasporto, finanziamento per l'aumento del capitale sociale dell'impresa nel caso in cui non si tratti di Operazione sul capitale di rischio.
Sono invece certamente garantibili i finanziamenti a fronte di investimenti materiali e immateriali, leasing finanziario e immobiliare, liquidità (pagamento fornitori, spese per il personale ecc.), anticipazione dei crediti verso la pubblica amministrazione, consolidamento delle passività a breve, rinegoziazione dei debiti a medio-lungo termine, operazioni sul capitale di rischio, prestiti partecipativi, fideiussioni (solo se relative ad un obbligo di pagamento).

Quali imprese possono accedere?
Possono essere garantite le imprese che rispettano i parametri dimensionali PMI. Singolarmente o tra loro collegate e/o associate devono avere meno di 250 occupati. Allo stesso tempo, il loro fatturato deve essere inferiore ai 50 milioni di euro o, in alternativa, il totale di bilancio deve essere inferiore a 43 milioni di euro.
L'impresa deve essere considerata economicamente e finanziariamente sana sulla base di appositi modelli di valutazione che utilizzano i dati di bilancio (o delle dichiarazioni fiscali) degli ultimi due esercizi. Le start up sono invece valutate sulla base dei piani previsionali. 
Per finanziamenti al di sotto dei 100mila euro è sufficiente che l'impresa presenti un utile d'esercizio in almeno uno degli ultimi due bilanci approvati (o in almeno una delle ultime due dichiarazioni fiscali) e che l'eventuale perdita registrata nell'ultimo bilancio approvato (o dichiarazione fiscale) non sia superiore al 10% del fatturato. L'operazione, inoltre, non deve essere assistita da garanzie reali, assicurative e da garanzie prestate dalle banche. 
Per finanziamenti al di sopra dei 100mila euro è necessario usare degli appositi modelli di valutazione. I dati di bilancio vengono inseriti in modelli standardizzati di calcolo (scoring) che permettono di misurare i principali indicatori economico-finanziari e il relativo scostamento dai "valori ottimali". 
I modelli di scoring sono compilati dalle banche (o Confidi). L'impresa beneficiaria può comunque verificare preliminarmente l'appartenenza alla fascia di merito utilizzando i modelli di scoring.
In base ai risultati, l'impresa è inserita in una delle tre fasce di valutazione: 
  • Fascia 1: proposta positiva al Comitato* (previa valutazione istruttoria del rapporto tra ammontare del finanziamento e cash flow dell'impresa);
  • Fascia 2: valutazione dell'ammissione caso per caso sulla base, ad esempio, oltre che del cash flow dell'impresa, di una situazione di bilancio aggiornata, di un bilancio previsionale redatto secondo un modello specifico disponibile sul sito (allegato 7), di eventuali progetti di investimento, delle prospettive di mercato e di crescita dell'impresa, ecc.
  • Fascia 3: proposta negativa al Comitato. L'operazione è inserita in fascia 3, a prescindere dal livello di scoring conseguito, nel caso in cui il rapporto tra Mezzi propri e Totale passivo sia inferiore al 5% (4% nel caso di imprese di Autotrasporto) e in caso di finanziamenti di durata non superiore a 36 mesi il cui importo, sommato ad altri eventuali finanziamenti già garantiti dal fondo, superi il 25% (60% nel caso di imprese del settore Autotrasporto) del fatturato relativo all'ultimo bilancio.

*Il Comitato è l'organo cui è affidata l'amministrazione del Fondo e competente a deliberare in materia di concessione della garanzia e di gestione del Fondo. E' costituito dal ministero dell'Industria, del  commercio e dell'artigianato, il Mediocredito centrale, un rappresentante delle banche e uno per ciascuna delle  organizzazioni  rappresentative a  livello nazionale delle piccole e medie imprese industriali e commerciali.

Le nuove imprese (costituite o in attività da meno di tre anni), non utilmente valutabili sulla base degli ultimi due bilanci approvati, sono automaticamente collocate in fascia 2 e valutate sulla base di un bilancio previsionale triennale e di un business plan sulla base di un modulo standard. Alla fascia 2 sono sempre assegnate anche le imprese caratterizzate da cicli produttivi ultrannuali. In questo caso le domande sono valutate sia sulla base dei dati di bilancio pregressi sia analizzando un

I passi della procedura
1. L'impresa deve andare in banca e richiedere che sul finanziamento sia acquisita la garanzia del Fondo, (o, in alternativa l'impresa può rivolgersi a un Confidi convenzionato che garantisce l'operazione e che potrà a sua volta rivolgersi al Fondo di Garanzia per ottenere la controgaranzia).
2. Ricevuta la richiesta di finanziamento, la banca svolge la propria istruttoria per la concessione dell'importo richiesto.
3. Acquisiti i dati richiesti, la banca predispone la domanda di ammissione alla garanzia, inserendo i dati degli ultimi due bilanci approvati o della dichiarazione fiscale e una situazione contabile aggiornata. L'impresa invece deve compilare e sottoscrivere la Richiesta di agevolazione del soggetto beneficiario finale che la banca tiene agli atti ed è tenuta a esibire su richiesta del Gestore del Fondo.
4. La banca invia la domanda al Gestore del Fondo
5. La Banca può inoltrare la richiesta di ammissione a garanzia entro 6 mesi dalla sua delibera o prima della delibera stessa (in quest'ultimo caso la delibera bancaria deve essere adottata e comunicata al Gestore entro tre mesi dalla data di delibera del Comitato di Gestione del Fondo).
6. Alla domanda di ammissione viene assegnato un numero di posizione, nel rispetto dell'ordine cronologico di presentazione. Con l'invio telematico la banca (o il Confidi) possono avere immediatamente la comunicazione della ricezione della domanda con data, numero di protocollo, il nominativo del responsabile del procedimento. Il numero di posizione viene comunicato entro 15 giorni (via posta elettronica certificata o posta elettronica) anche all'impresa beneficiaria.
La fase successiva all'invio della domanda 
1. Il Gestore esamina la richiesta e procede alla verifica della sussistenza dei requisiti previsti dalla normativa vigente. Il Gestore può richiedere alla banca eventuali informazioni integrative ritenute necessarie per il completamento dell'esame. Nella maggior parte dei casi, si tratta di integrazioni documentali utili per supportare eventuali richieste di approfondimenti da parte del Comitato.
2. Conclusa l'istruttoria, il Gestore sottopone l'operazione all'approvazione del Comitato e comunica attraverso e-mail e piattaforma on line al soggetto richiedente (banca o confidi) e all'impresa beneficiaria tramite posta elettronica la delibera del Comitato (concessione o rigetto della garanzia), indicando l'importo del finanziamento garantito, la relativa intensità agevolativa - ESL - che l'impresa dovrà dichiarare in occasione di successive richieste di agevolazioni pubbliche e l'eventuale commissione "una tantum" che il soggetto richiedente (banca o confidi) dovrà versare a fronte della concessione della garanzia del Fondo. 
3. Una volta ottenuto l'esito positivo del Comitato del Fondo centrale di Garanzia, il finanziamento è assistito dalla garanzia pubblica.

Approfondimenti:

http://www.fondidigaranzia.mcc.it/fondo_di_garanzia.html#

Buon Natale


venerdì 12 dicembre 2014

COMUNICAZIONE IMPORTANTE


La raccolta firme inizia domani 13 Dicembre e durerà 6 mesi. 
A Schio faremo i banchetti raccolta firme da metà Gennaio. 
Per chi non volesse aspettare domani ci saranno banchetti a Rosà, Dueville e Vicenza.

martedì 9 dicembre 2014

MAFIA CAPITALE - SCHIFO SARA' LEI

di Marco Travaglio (Fonte: il Fatto Quotidiano)

Qualcuno, per favore, avverta Renzi che non è il capo dell’opposizione, ma del governo e della maggioranza. E che il Pd beccato con le mani nel sacco di Roma lo dirige lui da un anno. Quindi, quando dice “schifo”, parla di se stesso e del suo partito, non dei gufi che stanno fuori. La responsabilità politica e morale è sua e dovrebbe scusarsi con gli italiani per non aver saputo bonificare per tempo il Pd, imbarcando tutto il vecchio e s ta b l i s h m e n t in barba alla rottamazione. Che, com’è ormai noto, è una truffa: perché non ha mandato a casa i pezzi più vecchi, più sporchi e più compromessi del partito, ma solo quelli che non si sono genuflessi al renzismo dominante. Se “Roma è troppo grande e bella per lasciarla in mano a gentaccia”, quella gentaccia l’ha fatta entrare o l’ha lasciata lì lui, riciclando ex rutelliani, ex dalemiani, ex fioroniani, ex veltroniani, ex bettiniani in cambio di una semplice professione di fede renziana. E ora non può cavarsela col commissario Orfini, l’ex dalemiano, ex bersaniano, ora ovviamente renziano, che nella federazione romana è nato e cresciuto accanto a quelli che dovrebbe cacciare, senza mai accorgersi di quanto accadeva. Nel 1983, quando il Psi torinese fu spazzato via dallo scandalo Zampini, Craxi nominò commissario il ras torinese Giusi La Ganga, che fu subito indagato e sostituito con un altro dirigente eletto sotto la Mole, Amato. Che non bonificò un bel nulla, tant’è che dieci anni dopo il Psi torinese finì in Tangentopoli. Se davvero Renzi vuole voltar pagina nella Capitale, il commissario deve prenderlo a Bolzano, non a Roma. Invece opta per un commissariamento omeopatico, gattopardesco. Ma ci è o ci fa? Un po’ ci è (è superficiale quanto basta) e un po’ ci fa (è molto spregiudicato e si crede sempre più furbo di tutti). Come se bastasse estrarre poche mele marce da un cestino di mele sane. Ma qui è marcio il cestino e qualunque mela, anche sana, anche acerba, ne viene immediatamente contagiata. Marino non è un ladro, e neppure la Bonafè. Tra l’altro, nessuno dei due è romano e ha mai bazzicato la federazione capitolina. Eppure, appena sbarcati a Roma –l’uno per candidarsi a sindaco, l’altra a eurodeputata – furono subito portati in processione a rendere omaggio all’omicida Salvatore Buzzi, padre padrone della Coop 29 giugno, asso pigliatutto delle opere pubbliche, sodale di Er Guercio e finanziatore delle campagne elettorali di chiunque s’avvicinasse al Campidoglio, nero o rosso non importa. Nessuno poteva fare a meno di lui, prima del voto, per avere soldi, tessere e voti. Nessuno poteva negargli, dopo il voto, la ricompensa sotto forma di appalti: per gratitudine o per paura di finire incaprettato in qualche discarica. Il tipico conflitto d’interessi che diventa voto di scambio e associazione mafiosa. Renzi dice che non c’è bisogno di cambiare le leggi: in teoria è vero, basterebbe non prender soldi da chi lavora per la Pubblica amministrazione. Ma l’elenco dei finanziatori di Renzi di oggi e di ieri (do you rememberCarrai?) ci dice che così non è. Molto meglio di vietarlo per legge, per allontanare le tentazioni. Renzi aggiunge che, “se Grillo torna a fare i suoi tour, è grazie al nostro lavoro: con il 41% del Pd alle europee abbiamo messo la parola fine al rischio della demagogia e del populismo di Grillo”. Ma forse sopravvaluta il suo lavoro (gli indicatori economici e sociali di nove mesi di cura Renzi sono catastrofici) e gli errori del M5S. Per quante cazzate facciano, i 5Stelle sono fuori dagli scandali. I soldi pubblici non li rubano: anzi, restituiscono anche quelli che spettano loro per legge. Nelle fogne Expo, Mose e Mafia Capitale, i grillini non ci sono mai, il Pd c’è sempre. E quando qualcuno viene pizzicato, come nel caso dei rimborsi regionali, viene espulso: non promosso sottosegretario o governatore o consigliere regionale. Finché il Pd non riuscirà a far politica senza inquisiti e senza soldi pubblici, qualche milione di italiani onesti continueranno a votare 5Stelle. Schifati da tutti gli altri.

mercoledì 26 novembre 2014

Intervista ad Enrico Cappelletti (Corriere del Canton Ticino)

Anticipo questa intervista, che uscirà presumibilmente domani sul giornale svizzero, il Corriere del Canton Ticino

Quali sono le sue riflessioni sul calo di consensi registrato dal M5S nelle regionali in Emilia-Romagna e Calabria?

In Emilia Romagna alle elezioni comunali di maggio 2014 il M5S aveva raccolto consensi tra il 13% e 17%. Il dato medio del 14% non é molto differente dal 13% ottenuto in queste elezioni, dove comunque siamo saliti rispetto al 6% delle regionali del 2010. In termini percentuali il dato amministrativo più vicino ci vede dunque invariati, nonostante il fortissimo astensionismo. Rispetto alle elezioni europee e politiche, occorre ammettere che da sempre il M5S raccoglie meno consensi a Regionali e comunali, rispetto alle politiche. Alle politiche del 2013 in Lazio e Lombardia raccogliemmo rispettivamente il 25,9% ed il 18%: solo il 16% e 14% alle regionali, tenute lo stesso giorno. In Calabria abbiamo poi pagato il fatto di non essere ancora radicati sul territorio e questo nelle elezioni locali conta molto. L'astensionismo ci ha colpito certamente, come tutti.

2. Nel M5S si parla spesso della necessità di avere più trasparenza nel mondo politico. Come mai i commenti che bacchettano le prese di posizione di alcuni vostri rappresentanti (l’ultimo caso è apparso sul blog di ieri: ”Rizzetto non rappresenta la posizione del M5S”) non vengono firmati? Chi e come decide queste “scomuniche”?

Non sono scomuniche. Nel codice di comportamento che abbiamo firmato 2013 era prevista la nostra non partecipazione ai "talk show". Vogliamo partecipare e partecipiamo invece a confronti seri su temi concreti regolamentati, come quelli elettorali. Domande, risposte, non interruzione dell'avversario, affrontare temi concreti. La trasparenza viene attuata sul denaro pubblico che spendiamo. Siamo gli unici a farlo e siamo gli unici a restituire buona parte dei nostri stipendi. Può trovare i dati suwww.tirendiconto.it

3. Ritiene vincente continuare a usare lo strumento delle consultazioni in rete come principale arma democratica per distinguersi dagli altri partiti? Le vostre consultazioni raccolgono il parere di alcune decine di migliaia di simpatizzanti, ma i voti incassati in passato dal M5S sono stati ben più numerosi. In questo modo non si crea una sorta di élite tecnologica? Chi non ha il computer o non lo usa regolarmente non viene ingiustamente tagliato fuori dalle vostre consultazioni?

Certo che continueremo. Non sono "simpatizzanti" ma sono iscritti del Movimento 5 Stelle. Iscritti certificati con carta d'identità che vengono consultati e votano. Le altre forze politiche non fanno mai votare i loro iscritti su singole decisioni importanti. Sempre meglio i 20.000-30.000 iscritti del Movimento 5 Stelle che decidono, che non i 5-6 delle segretarie di partito che decidono per tutti i loro iscritti. Chi ha deciso il Patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi? Gli iscritti del Pd ? Quelli di Forza Italia? No in due, massimo 3 persone...Renzi Berlusconi e Verdini...

4. Può citarmi un paio di progetti portati avanti con successo dal M5S in Emilia-Romagna?

Posso citarle alcuni esempi. Siamo stati i primi a chiedere una nuova normativa contro le infiltrazioni mafiose e il disegno di legge approvato nella scorsa legislatura é stato frutto di un nostro sostanziale contributo, pure in parte depotenziato dal Pd. Abbiamo contribuito alla legge regionale contro il gioco d'azzardo. E' grazie a noi che sono stati aboliti i vitalizi per i consiglieri regionali dell'Emilia-Romagna, che da questa legislatura non esisteranno più. Altre cose: Rinunciamo ai rimborsi elettorali, ci tagliamo gli stipendi e versiamo il resto al fondo di garanzia per le Piccole e Medie Imprese. Abbiamo proposto di abbassare l'Irap, fatto interventi per i giovani e per la tutela delle aree montane e terremotate. Siamo in prima linea per fermare cementificazione e consumo del suolo e proporre programmi Rifiuti Zero. A Parma, città a guida M5S, abbiamo raggiunto in poco tempo il 65% di raccolta differenziata. In Emilia Romagna c'è poi il problema amianto e sua rimozione. Siamo stati i primi a proporne mappatura e rimozione. Problema tornato alla ribalta con la scandalosa sentenza Eternit.

5. Come mai l’elettorato non vi ha premiato per questo vostro impegno locale?

Ci sono molteplici ragioni. Da una parte i media nazionali, controllati da partiti e potentati economici a noi ostili, censurano gran parte delle nostre iniziative. Nei confronti diretti la nostra candidata Gibertoni è risultata la migliore vincendo il confronto su Sky, dove è stata ritenuta la più convincente dal 45% degli spettatori. Ma sui TG visti da decine di milioni di persone non viene spiegato nei dettagli il lavoro del Parlamento. L'informazioni politica, come quella trasmessa da "Rai Parlamento", viene programmata alle 7 di mattina e all'una di notte...in modo che pochissimi cittadini la possano vedere. Tutto questo, unito agli scandali che coinvolgono la politica (non il M5S), ha prodotto una forte disaffezione. Inoltre il sistema ha lanciato con queste elezioni il nuovo falso contraltare di Renzi...Matteo Salvini, definito un “fannullone” a Bruxelles e che vive di politica da 20 anni. Certo dobbiamo ancora lavorare sodo sul territorio e migliorandoci a livello comunicativo, per riuscire a far passare il nostro messaggio.

6. Crede che per un Movimento come il vostro sia più importante avere un leader che traina o una squadra più ampia che mette sul tappeto proposte anche in contraddizione tra loro e poi decide insieme quale siano le soluzioni migliori?

Da sempre le proposte M5S sono parte di un lavoro di squadra. Grillo non ha mai influito nelle scelte dei gruppi parlamentari, che hanno la più ampia autonomia decisionale. Beppe Grillo é il nostro indiscusso leader carismatico. Ma le decisioni le prendiamo noi “cittadini”, temporaneamente dedicati alla politica. E ce ne assumiamo tutte le responsabilità.

mercoledì 5 novembre 2014

PERCHÉ NON ANDATE IN TV?


dalla Pagina Fb di Vito Crimi

Ecco la risposta definitiva!
Scorrendo questo post mi è sorto un dubbio: che qualcuno mi abbia letto nel pensiero? Potrei averlo scritto io. Leggetelo fino in fondo.

La TV non è un posto "libero" dove si va e si dice quel che si vuole. Gli attivisti ci chiedono spesso di andare in TV, e molte volte abbiamo già risposto. Questa ennesima volta proviamo a spiegare le nostre obiezioni punto per punto su ciò che viene chiesto più spesso. Speriamo di essere finalmente chiari!

«Andate e pubblicizzate in TV quello che fate».

In TV non decidiamo noi di cosa parlare, ma lo decide il conduttore. Se il conduttore vuole che rispondiamo su scontrini o altre scempiaggini, non possiamo parlare di altro perché ci toglierebbe la parola. Saremmo costretti a parlare di quello. Ai conduttori poi non interessa nulla di attività parlamentare, quindi non si pubblicizza un bel niente.

«Abbiamo diritto ad un’informazione seria e completa».

Purtroppo non esiste in Italia. E non basta un portavoce M5S in TV per avere informazione completa: gli argomenti li decidono loro e non noi, anche se siamo presenti in trasmissione. Invece di fare petizioni al M5S, fate petizioni alle TV per un’informazione seria e democratica.

«Andate a combattere e a dirgli in faccia il fatto loro».

Noi siamo portavoce e cittadini e non facciamo wrestling televisivo. Strillare come oche per far divertire il pubblico e alzare l’audience non è la nostra missione. Non si "vince" niente al talk show, al massimo qualche battibecco. Ci hanno fatto credere che la politica sia questo, ma il M5S dimostra che la politica è ben altro, è una cosa in cui si partecipa e non si sta in poltrona a fare il tifo come al bar!

«Almeno andate a ribattere alle falsità che dicono».

Ribattere non serve a nulla. Se in trasmissione ci sono 4 politici/giornalisti famosi che accusano il M5S, la gente crede a loro e non a noi, anche se il nostro portavoce è presente e ribatte nel migliore dei modi. Specialmente se anche il conduttore ci dà addosso per farci fare brutta figura… come sempre succede.

«Gli attivisti vogliono che andate in TV».

Gli stessi attivisti poi ci dicono "Non vi abbiamo votato per stare in TV, andate a lavorare". Allora, meglio lavorare da subito.

«La gente e le vecchiette non vi conoscono».

La gente e le vecchiette comunque non guardano i talk show, visti solo da persone già schierate politicamente per "fare il tifo". Guardano i programmi spazzatura del pomeriggio e quelli di gossip, dove noi non andremo mai perché abbiamo una dignità. Quindi andare ai talk show non servirebbe a farci conoscere.

«Salvini, ad esempio, è sempre in TV e dice la sua».

Salvini è della Lega, che sta nel sistema da vent'anni. La Lega è la stampella dei partiti e non disturba, e quindi viene fatta parlare a piacimento. Cosa che non succederebbe mai col M5S, nessuno lascerebbe parlare liberamente il M5S come accade con Salvini.

«Siamo stufi di dover discutere agli infopoint».
Non c'è altro modo per far conoscere e valorizzare il M5S. Gli infopoint e i meetup sono l'arma più potente contro l'informazione malata e complice di TV e giornali. Il portavoce in TV, insultato e offeso da tutti i presenti, non vi sarebbe di nessun aiuto in questo compito.

«I blog e le piazze non sono sufficienti a vincere».
Neanche la TV, per come è gestita oggi. Siamo andati ogni giorno in TV a tutte le ore prima delle europee… siete soddisfatti del risultato?

«Abbiamo fatto una petizione a Grillo/portavoce/Fico ecc».
Gli attivisti fanno petizioni. E se l'informazione mente, o è serva, gli attivisti dovrebbero fare petizioni alle TV, ai giornalisti, alla stampa, per chiedere un'informazione democratica e corretta. Non petizioni al MoVimento di opposizione perché vada a subire in TV gli attacchi del regime! Non trovate?

«Almeno fate una TV a 5 stelle».
Per avere gli stessi spettatori della TV di caccia e pesca? Coloro che amano programmi di canzoni, balletti, gossip e cucina non accenderebbero neppure una TV che trasmette politica a 5 stelle tutto il giorno. La guarderebbero solo gli attivisti che già sanno, e si spenderebbero milioni per nulla. Meglio allora collegare il PC alla TV e far vedere alla nonna i nostri video o La Cosa, se quel che conta è l’elettrodomestico.

Se siete arrivati a leggere fino in fondo, avrete capito una cosa: la TV non è un posto "libero" dove si va e si dice quel che si vuole. Ripetiamo: la TV non è un posto "libero" dove si va e si dice quel che si vuole. Se un portavoce vuol parlare del lavoro parlamentare gli viene letteralmente impedito. La TV è la casa dei partiti dove noi non siamo graditi, e conoscono ogni tecnica per farci sfigurare. Non continuate a chiederci di andare… ma se lo volete davvero, chiedete tutti alle TV di fare un’informazione equa e imparziale. Quando ciò accadrà, finalmente ci saremo anche noi.

http://www.beppegrillo.it/2014/11/le_televisioni_sono_nelle_mani_dei_partiti.html

MOZIONE - "RICHIESTA DI RITIRO DEL DECRETO LEGGE N. 133 "SBLOCCA ITALIA" (APPROVATA C.C. 03/11/2014)














MoVimento Cinque Stelle Schio

Schio, 24/10/2014

Al Signor Presidente del Consiglio Comunale di Schio

Al Signor Sindaco del Comune di Schio





MOZIONE
( Ai sensi dell'articolo 29 del R.f.C.C.)


Oggetto: Richiesta di ritiro del Decreto Legge n. 133 “Sblocca Italia”


Premesso che:

VISTO Il Decreto Legge 12 settembre 2014, n. 133, c.d. “Sblocca Italia” recante “Disposizioni urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico, la ripresa delle attività produttive”;
VISTO Art. 7 (Norme in materia di gestione di risorse idriche. Modifiche urgenti al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per il superamento delle procedure di infrazione 2014/2059, 2004/2034 e 2009/2034, sentenze C-565-10 del 19 luglio 2012 e C-85-13 del 10 aprile 2014; norme di accelerazione degli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico e per l'adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione degli agglomerati urbani; finanziamento di opere urgenti di sistemazione idraulica dei corsi d'acqua nelle aree metropolitane interessate da fenomeni di esondazione e alluvione);
VISTO Art. 17 (Semplificazioni ed altre misure in materia edilizia);
VISTO Art. 21 (Misure per l’incentivazione degli investimenti in abitazioni in locazione);
VISTO Art. 25 (Misure urgenti di semplificazione amministrativa e di accelerazione delle procedure in materia di patrimonio culturale);
VISTO Art. 26 (Misure urgenti per la valorizzazione degli immobili demaniali inutilizzati);
VISTO Art. 33 (Bonifica ambientale e rigenerazione urbana delle aree di rilevante interesse nazionale);
VISTO Art. 35 (Misure urgenti per l'individuazione e la realizzazione di impianti di recupero di energia, dai rifiuti urbani e speciali, costituenti infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale).
VISTO Art. 38 (Misure per la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali).




Considerato che:


Dall'analisi dell'Art.7 sembrerebbe che
  • Il principio di unicità verrà sostituito dal principio di unitarietà imponendo il Gestore Unico del Servizio Idrico Integrato (Favorendo grandi multi utility).
  • In questo articolato vengono previsti sub affidamenti della gestione del servizio una volta non previsti e viene soppresso il comma dell’articolo 151 del Dlgs 152/2006, che imponeva al gestore del servizio idrico integrato di dover chiedere parere all’Autorità d’ambito (composta degli Enti Locali), prima di poter acquisire la gestione di altri servizi pubblici locali.
  • Verrà inserita la modifica dell’articolo 153 del Dlgs 152/2006 che prevede « Il gestore è tenuto a subentrare nelle garanzie e nelle obbligazioni relative ai contratti di finanziamento in essere o ad estinguerli, ed a corrispondere al gestore uscente un valore di rimborso definito secondo i criteri stabiliti dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico. » Tale norma è destinata a bloccare i processi di ripubblicizzazione in atto.


Dall’analisi dell’articolo 17 sembrerebbe che:
  • interviene sulle volumetrie, che vengono considerate complessivamente e non per unità immobiliare, si consentono manutenzioni straordinarie molto disinvolte, con frazionamento e accorpamento delle unità immobiliari, prescindendo dal carico urbanistico.
  • Vengono aggiunte due norme, una sul mutamento d’uso urbanisticamente rilevante (art. 23–ter) e una sul permesso di costruire convenzionato (art. 28–bis) che appare l’ennesimo regalo ai costruttori che se soddisfano un non meglio definito interesse pubblico riceve dal Comune con una modalità semplificata, un permesso di costruire convenzionato appunto. In un Paese come il nostro il termine semplificazione sembra celare quello di “ regalia”.


Dall’analisi dell’articolo 21 sembrerebbe che:
  • Prevedere misure per una deduzione dal reddito complessivo pari al 20 per cento del prezzo di acquisto dell’immobile risultante dall’atto di compravendita nel limite massimo complessivo di spesa di 300.000 euro, per chi abbia effettuato l’acquisto dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2017, di unità immobiliari a destinazione residenziale, di nuova costruzione od oggetto di interventi di ristrutturazione edilizia. Tale deduzione viene tra le altre cose vincolata alla locazione per almeno otto anni. Inoltre la deduzione spetta anche per l’acquisto o realizzazione di ulteriori unità immobiliari da destinare alla locazione. Insomma si incentiva la speculazione immobiliare, si incentiva l’acquisto, laddove c’è un paese in crisi, tentando di far perlomeno emergere gli affitti in nero vincolando la deduzione ai contratti di locazione.


Dall’analisi dell’articolo 25 sembrerebbe che:
  • In alcuni casi viene esclusa la necessità dell’autorizzazione paesaggistica e viene introdotto il meccanismo del silenzio-assenso sui pareri paesaggistici, trascorsi infruttuosamente i 60 giorni stabiliti dalla norma.
  • Il comma 1 modifica due aspetti della disciplina della conferenza di servizi (art. 14 ss., L. n.241/1990): fissa la decorrenza dei termini di validità degli atti di assenso acquisiti all'interno della conferenza, a far data dall'adozione del provvedimento finale;
  • Il comma 2 prevede l'introduzione, nel regolamento di delegificazione volto a modificare la disciplina sull'autorizzazione paesaggistica riguardante interventi di lieve entità, delle tipologie di interventi per i quali l'autorizzazione paesaggistica non è richiesta;
  • Il comma 3 interviene sul procedimento per il rilascio dell'autorizzazione paesaggistica, sopprimendo le disposizioni (c. 9 dell'art. 146 del D.lgs. 42/2004).


Dall’analisi dell’articolo 26 sembrerebbe che:
  • Gli enti locali debbano provvedere al massimo della semplificazione di tutti gli atti relativi ai cambi di destinazione d’uso e della variante urbanistica e accelerare il censimento degli immobili della Difesa. Il ricatto è contenuto nell’ultimo comma in cui si afferma che agli enti territoriali (sempre a rischio default) che hanno contribuito alla conclusione del procedimento è attribuita una quota parte dei proventi di tale “valorizzazione”, che si potrebbe meglio definire “svendita”, del patrimonio pubblico. Tale norma serve esclusivamente a fare cassa e non pone assolutamente dei paletti su quale debba essere invece la destinazione d’uso di tale patrimonio.


Dall'analisi dell'articolo 33 sembrerebbe che:
  • Escluderebbe i comuni nelle attività di pianificazione e realizzazione del risanamento ambientale e valorizzazione del patrimonio pubblico e privato, affidando ad un Commissario Governativo la progettazione delle opere e la possibile variazione di destinazione urbanistica delle aree e ad un General Contractor l'esecuzione delle opere (vedi il consorzio “venezia nuova” per il Mose.


Dall'analisi dell'articolo 35 sembrerebbe che:
  • Il Governo sceglierà i siti per la realizzazione di nuovi inceneritori, specificando che tutti diventeranno di interesse strategico nazionale. Questa manovra favorirà gli inceneritori a scapito degli impianti di riciclo ed utilizzo andando contro la direttiva Europea del 2008 in materia di trattamento rifiuti.
  • Le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale avranno tempi dimezzati (30 gg. invece degli attuali 60 gg).


Dall'analisi dell'articolo 38 sembrerebbe che:
  • Tutte le attività connesse allo sfruttamento dei giacimenti nazionali di idrocarburi, con trivelle, e infrastrutture, diventano di interesse strategico nazionale.
  • Il titolo concessorio sarà unico, mentre ora è suddiviso in tre fasi: permesso di ricerca, prospezione ed estrazione.
  • Tutte le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale per le attività di ricerca, prospezione ed estrazione in terraferma saranno tolte alle regioni e accentrate allo Stato.
  • Si prevede la possibilità di autorizzare con pochissimi studi a supporto attività di estrazione "sperimentali" in mare nelle aree a confine con altri paesi, per 5 anni rinnovabili per altri 5.





Ritenuto che:
Il quadro che emergerebbe sarebbe quello di un provvedimento basato più sul marketing che sulla sostanza. Una buona metà delle norme appaiono incompatibili con lo strumento del decreto-legge, perché, essendo di carattere ordinamentale – se non addirittura di indirizzo -, sono prive dei requisiti di urgenza che il nostro ordinamento impone agli atti emanati ai sensi dell’articolo 77 della Carta Costituzionale e andrebbero semplicemente stralciate dal testo. Inoltre vi sono molte disposizioni che si sovrappongono abbastanza inutilmente al già confuso quadro normativo, prevedendo misure ed azioni che non hanno alcun bisogno di una specifica disposizione di legge.




TUTTO CIO' PREMESSO, CONSIDERATO E RITENUTO

SI IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA COMUNALE

A farsi portavoce presso gli organi Istituzionali competenti affinché tale Decreto venga ritirato.




Grazie dell'attenzione e distinti saluti



Consigliere Marco Vantin